Il culto a Maria SS. del Lume

Le origini del culto

maria ss. del lume quadro

Maria Santissima del Lume

Un missionario gesuita, Padre Giovanni Antonio Genovese, desideroso di portare con se in missione un’immagine in tela  della Santa Vergine, ma non sapeva come far riprodurre la Madre di Dio; si rivolse ad una donna molto devota alla Vergine e spesse volte aveva avuto delle visioni. Padre Genovese  invitò la veggente a chiedere alla Madonna stessa sotto quale titolo preferiva diffondere la sua devozione. Una mattina del 1722, dopo essersi accostata alla S. Comunione, ritiratasi in un angolo della chiesa, mentre era assorta in Dio vide avvicinarsi la Regina degli Angeli, in aspetto straordinario, bella, graziosa ed amabile. Effondeva dal suo celestiale aspetto un fascio di luce così vivo, così sfolgorante  tale da assaporare la piena Comunione con Dio attraverso la Santa Vergine.

Ella vide  una schiera di Angeli  che circonda il suo volto, sorreggendo sul capo della Vergine una corona. La Vergine vestita da una lunga veste bianca, una fascia tempestata di gemme preziose le cingeva con leggerezza i fianchi, le pendeva dagli omeri un magnifico manto azzurro. Ella reggeva in grembo Gesù Bambino sorridente. Con la mano destra un’anima peccatrice nell’atto di precipitare all’inferno, e la sinistra un angelo in ginocchio sorreggeva un cestino sul quale Gesù conservava i cuori dei peccatori convertiti, per intercessione della Madre.

Di fronte a questa visione la veggente, disse: perchè oggi, o sovrana Signora, mi onorate della vostra presenza? Perchè alla vostra presenza è coronata dall’amabile Gesù Bambino?

La Santa Vergine rispose: “Non ricordi la preghiera che dovevi rivolgermi da parte di quel religioso, che con tanto impegno te ne supplicò? Digli che il suo nobile pensiero mi è gradito, che metto sotto la mia protezione il suo ministero apostolico, che voglio essere dipinta su tela come ora mi vedi e  voglio essere invocata con il nome di Madre SS. del Lume”.

Subito Padre Genovese chiamò un pittore al quale la veggente descrisse la visione e raccomandò che la tela corrispondesse al desiderio della Madonna. Dopo una prima realizzazione pittorica non fedele all’apparizione, sotto la guida della veggente a cui si manifesto nuovamente la Vergine, il pittore riuscì a realizzare l’opera tanto desiderata.

L’immagine fu portata dalla Sicilia nella città messicana di Leòn dal missionario Giuseppe Ignazio Genovese, fratello di Giovanni Antonio, e che successivamente nel 1849 venne proclamata come patrona della città. La diffusione del  culto si sparse ben presto nel palermitano ed in tutta la Sicilia e successivamente nel mondo, grazie all’opera del Padri gesuiti e dai tanti fedeli devoti. Il 6 febbraio 1738 con un breve atto apostolico Papa Clemente XII autorizzò il Culto a Maria SS. del Lume, stabilì la data della festa nella seconda domenica di settembre e concesse indulgenza plenaria ai devoti che nel giorno a Lei dedicato partecipano santamente e con devozione alla Santa Messa.

Significato del messaggio Mariano

Ogni particolare della scena con cui la Vergine si è rivelata traspare un profondo significato teologico. Il centro  è Gesù, e Maria intercede alla salvezza dell’uomo , quasi nascosta, ma realmente presente nella sua regalità. Ma per arrivare a questo importantissimo centro bisogna effettuare un percorso di conversione e di abbandono a Colei che rimane fedele agli uomini e a Dio per sempre.

Quell’anima rappresentata strappata dal fuoco e salvata da Maria è una figura che dovrebbe farci meditare sempre più sul nostro cammino spirituale, in essa ci  sono io, sei tu, siamo tutti, senza distinzioni. È l’uomo bisognoso di Grazia, per poter vincere il male.
Sul suo volto  non vediamo né apprensione né spavento, eppure sotto di lui l’inferno è pronto ad inghiottirlo. Simbolo di ogni uomo, sembra non rendersi conto di essere al centro di una battaglia immane che, come dice San Paolo, non è contro creature di carne, ma contro lo spirito del male.
Egli guarda la Vergine e il Figlio, non fa nient’altro. Non sa aiutarsi, non si aggrappa nemmeno alla Mano che salva: soltanto si lascia sollevare. Il suo corpo è armonioso, ma inerte; una mano è cadente, e lo sarebbe anche l’altra se non fosse sostenuta; le ginocchia sono fiacche. Tutto questo significa che, pur vedendo egli il Bene, non ha la capacità di raggiungerlo e ha bisogno della Grazia di Dio. Non sono le sue forze a portarlo a Cristo, Signore dei cuori; non sono le sue forze a trarlo dalle tenebre alla Sua ammirabile Luce.
La sua salvezza non proviene né dai suoi sforzi né dalle sue capacità, ma dalla sola compiacenza di Dio.
Gli occhi non danno lacrime, né dalla bocca esce un lamento, ma il suo volto  non è un volto gioioso. Egli soffre. La sua natura, creata buona e retta, ma poi corrotta in Adamo, è rimasta trattenuta nell’orbita del male e delle cose inferiori. Fermare questo moto e correggerlo è causa di sofferenza. La Redenzione non è senza sofferenza per il redento.
Perché è nudo? Perché a questo egli deve giungere: a spogliarsi di tutto e, nudi e liberi di seguire  Gesù.
Il lenzuolo che lo avvolge non serve a coprire le parti di cui Adamo più si vergognò quando si accorse di avere un corpo, ma per significare il laccio delle passioni che si scioglie e cade, non trovando dove appigliarsi nell’uomo redento il quale, essendo la notte al suo termine e il giorno ormai vicino, si sta spogliando delle opere delle tenebre e si prepara ad indossare le armi della Luce.

A sollevarlo verso la salvezza, è la vergine, che maestosamente umile e alta, ci appare qui come la Portatrice di Cristo, la Soccorritrice, che con materno amore aiuta l’uomo errante sulla terra tra pericoli e affanni.
I Suoi occhi, nel volto pallido, quasi velato di severa mestizia, sono rivolti verso di noi, e sono l’espressione di un invito amorevolmente fermo: Svegliati, tu che dormi, dèstati dai morti, e Cristo ti illuminerà.
Anche gli occhi del Figlio sono rivolti verso di noi perché, come dice il Salmista, i suoi occhi sono aperti sul mondo, le sue pupille scrutano ogni uomo.

La figura dell’Angelo che porta il “cestino”.Il braccio sinistro di Gesù Bambino  tende verso il cestino, e la sua mano si va aprendo…  Il cestino è pieno di cuori: sono i cuori di quanti, per intercessione della Vergine, hanno ricevuto Gesù da quello Spirito per opera del quale Ella concepì, nella propria carne, lo stesso Gesù. Sono i cuori che il Signore della messe ha raccolto, che Lui ha riscattato con il suo Sangue, e che ora depone nel cestino tenuto dall’Angelo e che rappresenta la Comunione in Dio cioè il Paradiso.
Il Bambino tiene due cuori nelle mani: il cuore che sta nella sua mano destra è il cuore  di un’anima che vive  in quel preciso istante la consolazione di Gesù, ponendolo sul suo cuore e che passerà nella sua sinistra quando questa sarà libera, e di lì verrà posato a sua volta nel cestino. Il Bambino non resterà mai a mani vuote, perché mentre la sua mano sinistra continuerà a deporre cuori nel cestino sorretto dall’Angelo, la sua mano destra, libera e liberatrice, avrà sempre un altro cuore da accogliere. È un’azione che rifiorisce nel tempo e nel mondo; è l’opera della Redenzione.

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